Quasi nessuno ragiona per fatturato. Si ragiona per «quanto mi resta a fine mese», e poi si scopre a giugno che non torna. Allora facciamo il conto al contrario, che è il verso giusto.
Un consulente in forfettario
Per tenere 24.000 € netti in un anno — 2.000 al mese — deve fatturare 33.795 €. Nel mezzo ci stanno 6.872 € di contributi alla Gestione Separata e 2.923 € di imposta sostitutiva.
Vuol dire che su ogni 100 € che incassi, circa 29 non sono tuoi. Non è «la pressione fiscale»: è la somma di due cose diverse, e la più grossa delle due — i contributi — è pensione, non imposta. Chiamarle tutte tasse è il modo più rapido per prendere decisioni sbagliate.
Lo stesso consulente in regime ordinario
Per gli stessi 24.000 € netti deve fatturare 42.800 €: 9.000 € in più. Cambiano l'IRPEF a scaglioni al posto dell'imposta piatta, e cambia la base su cui si calcolano i contributi.
Ma qui, a differenza del forfettario, le spese vere si sottraggono. Con 6.000 € di costi all'anno il forfettario chiede 42.244 € e l'ordinario 48.800: la distanza si è dimezzata. Con costi più alti — un locale, un dipendente, del magazzino — si ribalta.
E in Spagna?
Un consultor in penisola, per gli stessi 24.000 € netti, deve fatturare 34.401 €: 4.980 € di cuota de autónomos e 5.421 € di IRPF. Cifra vicinissima al forfettario italiano, ma costruita al contrario: lì la previdenza è una quota quasi fissa che paghi anche a zero fatturato, qui è una percentuale che segue quello che guadagni.
Alle Canarie servono 34.179 €, appena 220 € in meno: la differenza sta nella parte autonomica dell'IRPF. Il vantaggio canario vero non è questo — è l'IGIC al posto dell'IVA, e per chi reinveste la RIC.
La prima cosa che i numeri non dicono: l’IVA
Se non sei in forfettario, l'IVA ti passa dal conto ma non è mai stata tua. Su 42.800 € di imponibile sono quasi 9.400 € che incassi e poi versi: se li guardi come fatturato, il trimestre dopo ti manca il denaro e non capisci perché. Il conto in banca a marzo non è il tuo stipendio di marzo.
La seconda: il ritmo
Fatturare 33.795 € non vuol dire incassarli. Se i clienti pagano a sessanta giorni e le scadenze fiscali no, il problema non è quanto guadagni: è quando arrivano i soldi rispetto a quando escono. È la ragione numero uno per cui chiude gente che stava guadagnando.
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Questo articolo racconta come stanno le cose alla data in cui è scritto. Le regole cambiano, e questo non sostituisce il parere di un professionista abilitato: serve ad arrivare da lui sapendo già di cosa state parlando.
