Da qui a Capodanno le date che toccano quasi tutti sono tre. Non sono tre adempimenti nuovi: sono tre giorni in cui escono dei soldi, ed è l'unica cosa che serve sapere per non arrivarci impreparato.
Mercoledì 16 settembre
È il giorno dell'IVA di agosto, per chi liquida ogni mese. Ed è anche il giorno di una rata, per chi a luglio ha scelto di rateizzare il saldo 2025 e il primo acconto 2026 invece di pagarli in una volta sola.
Qui c'è una cosa che sfugge. Chi si è avvalso del rinvio d'agosto — versamento entro il 20 agosto con la maggiorazione dello 0,80 % — paga la rata di settembre con gli interessi di rateazione sopra, e non è la stessa cifra di chi era partito a luglio. Due persone con lo stesso identico reddito versano due importi diversi, e l'unica differenza è la data da cui è partito il piano.
Lunedì 30 novembre
Il secondo acconto. È la data che manda in confusione più gente di tutte, perché l'acconto non si paga su quello che hai guadagnato: si paga su quello che il fisco si aspetta tu guadagni.
Si può scegliere come calcolarlo. Con il metodo storico si versa una percentuale dell'imposta dell'anno prima: è la strada automatica, e va bene finché l'anno in corso somiglia al precedente. Con il metodo previsionale si versa su quello che chiuderai davvero: si paga meno se l'anno è andato peggio, ma se la previsione è troppo bassa arriva la sanzione sulla differenza non versata.
La regola pratica è una sola. Se quest'anno hai incassato meno dell'anno scorso, il previsionale ti fa tenere in tasca dei soldi che con lo storico presteresti allo Stato fino a giugno. Se hai incassato di più, lo storico è il porto sicuro — e la differenza la sistemi a saldo.
Il 30 novembre è anche il giorno della comunicazione delle liquidazioni periodiche IVA del terzo trimestre. Non si paga niente, ma se non la mandi arriva una sanzione per una cosa che non ti costava nulla.
Mercoledì 16 dicembre
IVA di novembre per i mensili, e saldo IMU per chi ha immobili diversi dall'abitazione principale. Due cose che non c'entrano niente l'una con l'altra e che cadono lo stesso giorno: è il motivo per cui a dicembre si scopre di dover pagare qualcosa che non si era messo da parte.
E i contributi, che hanno un calendario loro
Chi sta in Gestione Separata versa insieme alle imposte, e quindi le date sono quelle sopra. Chi è artigiano o commerciante no: le quote fisse hanno quattro rate proprie — 16 maggio, 20 agosto, 16 novembre e 16 febbraio — e vanno pagate anche in un anno in cui non hai guadagnato niente. È la differenza che sorprende chi passa da un inquadramento all'altro.
E se non hai i soldi il giorno giusto
Prima cosa: non è la fine del mondo, e vale la pena saperlo prima di fare scelte disperate. Dal settembre 2024 la sanzione base per omesso versamento è scesa dal 30 % al 25 %, e scende al 12,5 % se regolarizzi entro novanta giorni.
Da lì si scende ancora con il ravvedimento operoso, cioè pagando spontaneamente prima che sia l'Agenzia a chiedertelo: quanto si riduce dipende da quanti giorni sono passati, e la differenza fra muoversi il giorno dopo e muoversi fra sei mesi è grossa. Sopra ci vanno gli interessi legali, che sono un'altra cosa e non si tolgono.
Seconda cosa: quasi tutto si può rateizzare, e la rateizzazione chiesta prima vale molto più di quella chiesta dopo l'avviso bonario. Il momento peggiore per parlare con l'Agenzia è quando ti ha già scritto lei.
Come si smette di essere sorpresi
Non con un promemoria a novembre. L'unico modo che funziona è mettere da parte a ogni incasso, non a ogni scadenza: se su ogni fattura che entra sposti la quota che non è tua, il 30 novembre diventa un bonifico e non una notizia.
Un ritardo pagato subito costa poco. Un ritardo lasciato lì fino alla lettera costa il triplo, e nel frattempo non hai dormito.
Questo articolo racconta come stanno le cose alla data in cui è scritto. Le regole cambiano, e questo non sostituisce il parere di un professionista abilitato: serve ad arrivare da lui sapendo già di cosa state parlando.
